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MAROCCO - Tour: Il nostro Viaggio da Nord a Sud

Una sorpresa inaspettata

RIPROGRAMMATO DAL 9 AL 19 MAGGIO 2021  

Un viaggio in Marocco è sempre sorprendente. Questo vale la prima volta che lo si vede e poi, immancabilmente, anche le successive. Perché regolarmente i luoghi che si visitano hanno una sottolineatura, come se qualcuno avesse passato l’evidenziatore fosforescente, come se le loro caratteristiche fossero in qualche modo esagerate naturalmente. Alcuni esempi? L’Indaco come le porte di Chefchaouen, che si aprono su vicoli dipinti di bianco. Villaggio di montagna inaccessibile, roccaforte contro gli invasori spagnoli nel XVII secolo, Chefchaouen ha un fascino particolare, fatto di discrezione, cortesia e accoglienza. L'indaco, colore nobile, e tutte le sue sfumature ci accompagnano lungo tutto il viaggio, ai mosaici delle moschee, al mare di Tangeri e al cielo terso di Marrakech. La mia prima volta in Marocco a Marrakesh mi aspettavo di sentire nei vicoli della mellah, la zona ebraica, i profumi delle spezie delle botteghe, ma non sapevo che mi avrebbero pervaso così profondamente che ora, a distanza di tempo se chiudo gli occhi e li evoco, quasi li sento, così intensi da essere materici. Li posso seguire col pensiero, fino alla grande Jemaa el-Fnaa che la sera risuona di mille bancarelle dai cibi insoliti, di incantatori di serpenti, di venditori d’acqua e di cantastorie. Un altro? La regalità di Fes vista da una terrazza si percepisce alla prima occhiata, anche se non sapete leggere in arabo il motto “Dio, Patria, Re” dipinto un po’ ovunque. La sua Medina, Fes el-Bali, ospitò la prima università conosciuta e oggi è il più grande centro abitato senza auto del Pianeta. Ancora? Deserto e montagna si rincorrono. Merzouga e le sue dune sono un mondo di sabbia finissima che incanta, con le piante-pietra che si confondono con i sassi, caparbiamente adattate nella natura prepotente come lo sono i Berberi, la gente fiera che abita i villaggi lungo la strada per Erfoud. Una linea di coni di terra è l’unico indizio delle khettara, ingegnoso sistema di drenaggio sotterraneo delle acque.

Questa è la porta per l’ambiente severo delle gole del Todra e del Dadès, con la strada che percorre il fianco della montagna, in un’alternanza cromatica continua, dal porpora della roccia, all’ocra delle concrezioni, fino al cristallo puro delle acque dei fiumi. E poi ancora villaggi berberi di argilla, le kasbah e Ait Ben Haddou, la “ksar”, la città fortificata lungo la via carovaniera tra Sahara, Ouarzazate e Marrakesh. Ma a ben vedere la caratteristica che rende questo Paese unico è la sua diversità, il cambiamento. Percorrendolo lo si capisce, perché compiendo il viaggio, è come se si compisse continuamente un salto nello spazio e nel tempo.  Un giorno ci si trova sull’Alto Atlante, dove d’inverno a Oukaimeden si scia e a Ifrane si fa fondo nei boschi di cedro fra le scimmie, mentre a Midelt, a quasi 1500 metri, si coltivano le mele e si fa lo strudel, come in Alto Adige. La strada costiera che sale verso nord è spettacolare e offre alcune perle ai viaggiatori: Asillah con il suo il suo quartiere in collina costellato di piccoli laboratori di magnifiche ceramiche. Elencare tutte le stupefacenti diversità, naturali e storiche. Tutte le genti e le epoche, a partire da quella Romana del grandioso sito archeologico di Volubilis, in cui sul cammino ci si è imbattuti. E’ un esercizio che è bello fare guardando il mare dalla Moschea di Hassan II a Casablanca.

9/19 MAGGIO 2021

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