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Piccole Grandi Isole: Procida

17/07/2015

Autenticità marinara

PROCIDA

Procida è di origine vulcanica, l’isola è una delle piu’ antiche dell’area conosciuta come Campi Flegrei, i primi Greci che approdarono in questi lidi posero il nome di campi Flegrei che significa Campi ardenti, brucianti.

 Secondo Plinio e Strabone, l’isola fu staccata dal territorio d’Ischia e dalla terraferma a cagione di vari terremoti.  La natura vulcanica conferisce all’isola 3.75 kmq di superficie con caratteristiche paesaggistiche tipiche dei territori nata dala lava: l’orografia irregolare, le coste frastagliate, la fertilità dei terreni e la particolare colorazione delle rocce. Secondo lo storico e geografo Strabone, ci sarebbero stati come primi dell’isola i greci calcidesi dell’isola di Eubea (VIII sec.a. C.).  Dell’epoca romana, son state rinvenute in località campo Inglese Tombe romane. V sec. Procida subì come le altre località della regione le feroci invasioni barbariche dei Visigoti e dei Vandali. Dopo la caduta dei Goti fu istituito il ducato imperiale di Napoli, del quale faceva parte la contea di Miseno. IX sec. Incominciarono le terrificanti incursioni saracene per difendersi gl’isolani andarono ad arroccarsi sul borgo della Terra Casata. Alla fine del ducato napoletano fu decretata dai Normanni, i quali introdussero a Procida un sistema feudale di dominio, dando l’isola in feudo nel 1194 alla famiglia dei “da Procida” che dall’isola presero il nome. Il piu’ famoso feudatarip fu Giovanni da Procida artefice tra l’altro della rivolta antiangioina dei vespri siciliani. Nel 1339 fu concessa in feudo ai Cossa, con il consenso di Roberto d’Angiò. Nel 1529 fu concessa ad Alfonso d’Avalos d’Aquino, marchese del Vasto. I d’Avalos furono i signori dell’isola per circa due secoli e con essi ebbe fine il regime feudale dell’isola. Nel 1744 Procida fu annoverata fra i beni allodiali della Corona e da allora segui’ le vicende storiche del regno di Napoli e delle Due Sicilie. Già dal 1735, Carlo III di Borbone frequentava l’isola come luogo di caccia e a tal fine vi fece edificare numerose “caccette” (casini di caccia destinati al soggiorno dei reali sull’isola durante le loro battute). Ferdinando IV di Borbonecon decreto del 6 giugno 1792 Procida fu insignita del titolo di “Reale Città ed Isola”. Nel 1799 Procida aderirà per prima nel Regno alla Repubblica Napoletana. La feroce repressione borbonica fece sedici vittime.

I procidani sono molto religiosi e legati alle tradizioni. Nella settimana Santa Procida si veste di tradizioni come non mai. La domenica delle palme tutte le donne dell’isola dai 4 anni in poi prendevano parte ad un corteo di penitenza durante il quale erano oggetto di scherno da parte dei ragazzi isolani. Si racconta che queste ragazze, guidate da un prete, seguivano una croce coperta da un velo con dei fiori con un telo ricamato sulla testa ricordando l’entrata di Gesù in Gerusalemme. Il giovedì santo dodici fratelli prendono parte alla suggestiva processione dei dodici apostoli ripercorrendo le ultimi fasi della vita di Gesù. i confratelli della congrega dei bianchi con il priore, i cerimonieri e il centurione incappucciati e con una corona di spine sulla testa  s incamminano lentamente per le strade dell’ isola con una croce di legno sulle spalle, mantenendosi ad alcuni metri di distanza l’uno dall’ altro. Al termine della processione si svolge la funzione detta dell’Ultima cena. I confratelli, dopo aver scoperto il capo, si dispongono intorno ad un tavolo consumando l’ultimo pasto.

Nella notte tra il giovedì e il venerdì santo i fedeli si recano nella chiesa della Congrega dei turchini dove è abitualmente conservata la statua del cristo morto e lo accompagnano in processione sul borgo di Terra Murata. Qui in seguito alla “chiamata” del più anziano confratello dei turchini viene stabilito l’ ordine della processione. L’inizio della processione è annunciato dal suono della tromba e da un rullo di tamburo. Al corteo oltre alle statue prendono parte i “misteri”, che i ragazzi procidani allestiscono nel periodo della quaresima nei vari portoni dell’isola e che rappresentano scene della vita di Cristo, i bambini vestiti da angioletto con un abito nero ricamato in oro. La processione si conclude con la statua lignea del Cristo morto.

 Anticamente nel pomeriggio del Venerdi’ Santo veniva effettuato il rito della “schiuvazione” consistente nello schiodare il Cristo dalla croce e  deponendolo in un lenzuolo. Questo rito prevedeva la ricostruzione nei minimi particolari dello scenario della crocifissione di Gesù con la rappresentazione dei personaggi presenti (Giudei, S.Giovanni, Madonna ecc..).  Ancora oggi viene praticata l “Agonia” in cui si commentano le ultime sette parole che Gesù pronunciò sulla croce creando un atmosfera mistica che coinvolge emotivamente tutti i fedeli e che viene seguita dalla cosiddetta “Messa Secca” (una messa priva del rito della consacrazione dell’ Eucaristia). L’8 maggio si svolge la processione in onore dell’apparizione di San Michele Arcangelo Patrono dell’ isola. Il corteo, composto dalle varie confraternite locali e dalla statua argentea del santo, realizzata nel 1727 dagli argentieri fratelli Avellino su disegno di Domenico Vaccaro, si snoda per le strade dell ‘isola.

Altra particolare tradizione è: la Processione del Corpus Domini con l’addobbo dei 4 altari alla quale prendono parte clero e congreghe.

In occasione del 15 agosto festività dedicata all’ assunzione al cielo della vergine le donne del quartiere si riuniscono all’ aperto recitando cento Ave Maria intercalate da versi alquanto singolari

“Cara signora ca n’cielo tu vai

 r me peccatore nun t scurdà,

 comm è bell r murì

 a le braccia di Maria

 a lu pietto r Gesù

 chest voglio e nient cchiù”.

Altra particolare celebrazione avveniva la prima domenica di ottobre in occasione del saluto tra S.Michele Arcangelo e la Madonna del Rosario. Le statue dei due santi venivano posizionate in due navate opposte della stessa chiesa e messe una di fronte all’ altra in segno di saluto. Il 29 novembre ha inizio la novena per l‘Immacolata con un corteo in cui i bambini agitano dei campanelli incitando la venuta di Maria in mezzo a loro. In estate si svolge ormai da quasi sessanta anni la “Sagra del mare” manifestazione in cui viene eletta la ragazza più bella dell’isola in omaggio alla storia di Graziella giovane fanciulla procidana che; invaghitasi del poeta Alfonso La Martine , morì di crepacuore quando quest’ultimo se ne tornò in Francia. In tale occasione le fanciulle sono tenute ad indossare un tipico costume procidano composto da un cappottino, o zimarra di seta rosso o verde ornata da un meraviglioso ricamo in oro, al di sotto spicca una sottana di damasco di colore giallo avorio e sopra quest’ultima, un grembiule cremisi, orlato  anch’esso d’oro, completa il vestito.

 Questo costume resta incorniciato da uno scialle di seta di colore avorio, orlato di una frangia, il quale scende sul petto e resta fissato da un ricco spillo d’oro, completano la decorazione gli orecchini e una lunga collana d’oro, i capelli avviluppati nel “crespo”(caratteristico fazzoletto), mentre sobrie pantofole, ricamate in oro senza tacchi alti, calzano soltanto la punta del piede.  In questa occasione vengono organizzate gara agonistiche tra giovani isolani come il cosiddetto “ palo e sapone”, il canottaggio e la gara delle “tinozze”.

Approfittatene quest'estate..